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04/07/2014, 03:42

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...E-FUORI-NEVICA-al-cinema-ad-ottobre:-ecco-il-trailer


 Il 16 ottobre arriverà al cinema la trasposizione su grande schermo della celebre commedia ...E FUORI NEVICA. Ovviamente la regia del film è dello stesso autore del testo teatrale, Vincenzo Salemme, c



Il 16 ottobre arriverà al cinema la trasposizione su grande schermo della celebre commedia ...E FUORI NEVICA.

Ovviamente la regia del film è dello stesso autore del testo teatrale, Vincenzo Salemme, che per l’occasione è tornato a girare a Napoli e ha riunito la squadra storica che proprio a teatro è stata apprezzata in tutta Italia per numerose stagioni: Carlo Buccirosso, Nando Paone, Maurizio Casagrande tornano a lavorare con Salemme a distanza di qualche anno dopo aver intrapreso altri progetti in alcuni casi di notevole livello come nel caso di Buccirosso reduce dall’Oscar conquistato con LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino con cui aveva lavorato anche per IL DIVO, e dal trionfo personale ai Nastri d’Argento vinto per il film SONG ’E NAPULE dei Manetti Bros.

Nel frattempo inizia il conto alla rovescia per l’uscita di ...E FUORI NEVICA, sopratutto per chi è ancora fortemente legato alla versione teatrale; per far aumentare la curiosità è appena stato diffuso il primo trailer ufficiale.

n
03/07/2014, 19:50

assolo,massimo piccolo,moon over



ASSOLO-il-film-d’esordio-del-regista-napoletano-Massimo-Piccolo


 A giugno è uscito in sala ASSOLO, il film d’esordio di Massimo Piccolo, regista teatrale nato a Pomigliano D’Arco. Il Produttore indipendente Moon Over ha scelto di puntare su un progetto rischioso pe



A giugno è uscito in sala ASSOLO, il film d’esordio di Massimo Piccolo, regista teatrale nato a Pomigliano D’Arco. Il Produttore indipendente Moon Over ha scelto di puntare su un progetto rischioso per il primo investimento cinematografico: la storia viaggia su atmosfere oniriche con sottofondo jazz e il protagonista infatti è proprio un sassofonista. La trama è misteriosa e intrigante.

Un retropalco affollato di ricordi, musicisti e belle donne, qualche rimorso e pochissimi rimpianti. Danny Caputo prova gli ultimi passaggi per scaldare il sax, quando un amico, per ingannare il tempo, gli chiede se la sua donna è in sala. Mancano cinquanta minuti al grande debutto a New York, solo cinquanta minuti alla consacrazione in mondovisione, quando Danny scopre che "rispondere a una domanda è un po’ come aprire una porta: cominci a parlare e all’improvviso ti ritrovi in un altro luogo".

Le città e i luoghi si confondono nella sua mente, come in un dejà vu, momenti indefiniti, eppure nitidi e reali, si presentano ai suoi occhi, come se il passato e il presente si fondessero per far fronte a quell’ultima attesa. Passaggi di una commedia, a tratti brillante a tratti malinconica, sembrano costringerlo a rivivere sempre la stessa storia. Solo quando alla fine potrà esibirsi nel suo "assolo", Danny comprenderà che non è il ritmo dei suoi desideri a dominare la scena, ma quello della sua inadeguatezza: il non riuscire a far coincidere la sua realtà interiore con l’insensatezza di quanto lo circonda. A un certo punto devi scegliere, cedere alle lusinghe della vita o continuare a inseguire un’impossibile perfezione.

L’ispirazione per Piccolo arriva da opere come Mo’ Better Blues di Spike Lee e per la sceneggiatura da Eternal Sunshine of the Spotless Mind, e quindi già questo basterebbe per far aumentare la curiosità nel vedere ASSOLO; girato a New York avvalendosi della fotografia della napoletana trapiantata in America Valentina Caniglia.

ASSOLO, scritto e diretto da Massimo Piccolo, è un film difficile sospeso tra Cinema, Teatro e narrazione. Un prodotto a bassissimo budget, con capitali completamente privati senza alcun sostegno pubblico, perchè se è vero che diventa sempre più complicato riuscire a trovare fondi per film nuovi, d’autore, difficilmente collocabili, lontani dai soliti cliché su Napoli, è pur vero che quando si hanno le idee chiare e un progetto valido, si può sempre creare una piccola rete e trovare imprenditori che possano credere in un piccolo progetto.

E così il terrotorio d’origine, la città di provenienza, smette di essere un problema e diventa una grande e ricca risorsa di storia e memoria, un patrimonio inesauribile come solo Napoli, e poche altre città al mondo possono essere. ASSOLO ha avuto una prima napoletana, varie presentazioni, un percorso lungo la penisola, fatto di incontri, discussioni, appuntamenti che raccontano una realtà indipendente come la Moon Over con tanti progetti in cantiere da realizzare.

30/06/2014, 21:20

silvio orlando



BUON-COMPLEANNO-SILVIO-ORLANDO:-LâINTERPRETE-SIMBOLO-DELLâITALIANO-âSCONFITTO-MA-MAI-VINTOâ


 Alla 65ma Mostra del Cinema di Venezia la giuria presieduta da Wim Wenders premiò con la Coppa Volpi l’interpretazione di Silvio Orlando ne Il papà di Giovanna di Pupi Avati. In questi casi si dice ch



Alla 65ma Mostra del Cinema di Venezia la giuria presieduta da Wim Wenders premiò con la Coppa Volpi l’interpretazione di Silvio Orlando ne Il papà di Giovanna di Pupi Avati. In questi casi si dice che il premio arriva a suggellare una carriera, e sigillo migliore non poteva esserci per l’attore partenopeo.

Nato a Napoli il 30 giugno del 1957 Silvio Orlando compie oggi 57 anni: muove i primi passi in alcuni teatri cittadini, lavora infatti con registi e autori della scuola napoletana, da Carpentieri a Taiuti, a Neiwiller; ma è a Milano grazie a Gabriele Salvatores che cominciano i primi guadagni, dapprima sudando ancora in palcoscenico al Teatro dell’Elfo e poi in televisione con sit-com quali Zanzibar e qualche anno dopo Vicini di casa (1991), prima che nel 1987 arrivi l’esordio cinematografico con un piccolo ruolo in Kamikazen diretto dall’amico regista.

Due anni dopo comincia il sodalizio più importante per la sua carriera: Palombella rossa (1989) segna l’incontro con Nanni Moretti, ed è già in quella pellicola che le sue anomale potenzialità interpretative, sempre in bilico tra il comico ed il drammatico, iniziano a farsi largo tra gli addetti ai lavori.

Molti registi emergenti pensano a lui per gli esordi, e dopo Antonietta De Lillo che lo vuole in Matilda (1990) per il ruolo di un aspirante marito, Orlando dal ’90 al ’92 interpreta tre film diretti da Daniele Luchetti per cui diventerà quasi un attore feticcio: se ne La settimana della sfinge (1990) il regista lo utilizza solo in poche scene, in Arriva la bufera (1992) lo rende protagonista di una strana storia d’amore che s’intreccia con loschi affari in una denuncia non tanto velata della Tangentopoli di quegli anni.

Sempre in tema politico, c’era stata la terza fatica comune Luchetti-Orlando, la più riuscita: il ’91 è l’anno de Il portaborse, uno dei migliori film della moderna cinematografia italiana, in cui l’attore napoletano interpreta un professore idealista che entra a far parte del gruppo di lavoro di un politico corrotto, i cui panni sono egregiamente vestiti da Nanni Moretti.

Nel ’92 Mazzacurati lo vuole nell’intenso Un’altra vita, ed in questa pellicola, come qualche anno dopo in Vesna va veloce dello stesso regista, l’attore esalta ancor di più quelle doti introspettive che ne Il portaborse si erano palesate. A distanza di sei anni, nel ’93, Orlando torna a lavorare con Salvatores in Sud, storia di una rivolta popolare organizzata da quattro disoccupati in una scuola, nel giorno delle elezioni.

Nel ’95, grazie a Paolo Virzì, arriva un classico ruolo da commedia all’italiana: il bellissimo Ferie d’agosto racconta l’Italia di quegli anni attraverso personaggi come il giornalista interpretato da Orlando che, riferimento morale per tutti i suoi amici, ha perso fiducia in chi lo rappresenta e nel proprio paese nonostante continui a mantenere convinzioni sociali e politiche.

Nello stesso anno Luchetti gli disegna addosso la parte del professore protagonista de La scuola, emblematico ritratto di un mondo lasciato troppe volte in balia degli eventi; nel ‘97 ci sarà il seguito, Auguri professore, diretto da Riccardo Milani. Nel 1996 oltre a Vesna va veloce di Mazzacurati e al film collettivo Il cielo è sempre più blu di Antonello Grimaldi, Silvio Orlando lavora in due pellicole d’autore completamente agli antipodi: ne La mia generazione di Wilma Labate, è uno sprezzante poliziotto che deve condurre un detenuto colpevole di terrorismo da una carcere ad un altro, e durante il viaggio cerca di fargli confessare i nomi dei suoi complici; nel poetico e surreale I magi randagi di Sergio Citti, veste i panni di uno dei re Magi e con gli altri due gira l’Italia degli anni ’90 in cerca del Bambino Gesù.

Dopo un cameo in Nirvana (1997) di Salvatores, interpreta uno degli episodi di Polvere di Napoli (1998) di Antonio Capuano, e il poco riuscito Figli di Annibale (1998) di Davide Ferrario. È sempre il ’98 quando interpreta sé stesso nello spassoso ed emblematico Aprile di Nanni Moretti, e mai come in questo lavoro si capisce il rapporto vittima (Orlando) – carnefice (Moretti) che negli anni ci sarà tra i due.

Dal ’99 al 2001 Silvio Orlando arricchisce la sua filmografia con tre ruoli lontani anni luce dall’idea che il pubblico si è fatta fin lì di lui: Mimmo Calopresti in Preferisconil rumore del mare (1999) gli offre la parte di un padre incapace di essere tale, nonostante i suoi sforzi e l’apparente magnanimità; Giuseppe Piccioni in Fuori dal mondo (1999) lo mostra nei panni di un piccolo imprenditore solitario ed egoista a cui tocca fare i conti con le emozioni, e lo stesso regista lo vuole due anni più tardi in Luce dei miei occhi (2001) nel ruolo di un cinico malavitoso infelice nella propria onnipotenza.

Dopo aver lavorato ancora con Nanni Moretti nello struggente La stanza del figlio (2001), in brevi apparizioni come paziente dello psicanalista “Nanni”, partecipa a due ottimi film storici italiani, El Alamein (2002) di Enzo Monteleone e Il consiglio d’Egitto (2002) di Emidio Greco.

Nel 2002 viene diretto dal regista russo Sergej Bodrov nella favola circense Il bacio dell’orso. Grazie a Riccardo Milani, con cui ha già lavorato in Auguri professore, Orlando ritorna ad un ruolo di confine tra il comico e il drammatico in Il posto dell’anima (2003),  in cui interpreta un operaio messo in cassa integrazione che inizia una “battaglia” insieme ai suoi compagni contro la multinazionale che li ha sfruttati e che vuole licenziarli.

Nel 2004 per Davide Ferrario non compare in scena ma è solo voce narrante del piccolo gioiello che è Dopo mezzanotte. Nel frattempo torna a teatro con le trasposizioni Eduardo al Kursaal e Questi fantasmi, omaggi al maestro De Filippo che riscontrano un buon successo in tutta Italia tanto da essere replicati per diverse stagioni. L’eccellente periodo per la carriera di Silvio Orlando continua e Nanni Moretti pensa ad un personaggio apposta per lui, quello del protagonista nel tanto atteso quanto discusso Il caimano (2006): la sua interpretazione del produttore Bruno Bonomo è memorabile tanto da valergli il David di Donatello.

Il resto è storia degli ultimi anni: la particina in Caos calmo (2007) di Antonello Grimaldi, per un duetto di pochi minuti al fianco del suo mentore-carnefice-benefattore Nanni Moretti, protagonista della storia; la partecipazione al prologo del docu-film di Mimmo Calopresti La fabbrica dei tedeschi (2008) sulla tragedia alla ThyssenKrupp di Torino in cui persero la vita sette operai; l’interpretazione del protagonista ne Il papà di Giovanna di Pupi Avati premiata alla Mostra del Cinema di Venezia con la Coppa Volpi, poi Ex di Fausto Brizzi e Genitori e Figli di Giovanni Veronesi, Il Grande Sogno di Placido e La Passione di Mazzacurati, Un castello in Italia di Valeria Bruni Tedeschi e La Variabile Umana di Bruno Oliviero.

Penso sinceramente che Silvio Orlando sia uno dei migliori attori italiani contemporanei, di certo uno dei più versatili e completi: per sua stessa ammissione ha rappresentato, in ognuno dei film che ha interpretato, l’uomo italiano in tutte le sue sfumature; è stato l’emblema degli sconfitti che non per forza devono essere vinti, è stato operaio, imprenditore, malavitoso, padre, figlio, marito, amante, giornalista, professore, soldato, sognatore, poliziotto. La vis comica con le opere di Luchetti, l’ambigua drammaticità per Piccioni, Calopresti, Mazzacurati, Labate, la fragilità emotiva inculcatagli da Moretti, le eccezionali figure di profonda umanità interpretate per Citti, Milani, Virzì e Salvatores; tutta la carriera di Silvio Orlando racconta del nostro paese, di semplici persone protagoniste di storie ordinarie per la loro quotidianità ma straordinarie per l’intensità delle emozioni narrate.

 

nnnn


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