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28/01/2019, 11:50

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CARCERATO-di-Alfonso-Brescia-con-Mario-Merola


 Disponibile in visione gratuita sul canale youtube di Film&Clips CARCERATO di Alfonso Brescia con Mario Merola e Regina Bianchi



Carcerato è un film drammatico del 1981, diretto dal regista Alfonso Brescia con Mario Merola, Regina Bianchi, Aldo Giuffrè, Sergio Castellitto, Antonio Allocca e Lucio Montanaro. 


Francesco Improta è un onesto venditore ambulante di frutta che vive insieme all’anziana madre Assunta e alla figlia Fiorella. La moglie Lucia è stata cacciata via di casa due anni prima, in quanto, pur di aiutare economicamente la famiglia, non ha esitato a concedersi carnalmente al boss Giuseppe Peppino Ascalone, con cui è ora costretta a convivere.


Assunta non ha mai capito fino in fondo la decisione del figlio, e il suo decadimento fisico le rende difficile qualsiasi lavoro domestico, sicché Francesco decide di riaccogliere la consorte. Le telefona, ma la comunicazione viene interrotta bruscamente da Peppino, il quale si vede rinfacciare da Lucia lo sdegno per lo stato in cui versa a causa sua. Per tutta risposta Ascalone la schiaffeggia, provocandone la fuga, prima di ricevere la visita di un altro boss, Nicola Esposito, a cui mostra reticenza a voler trattare con lui circa un importante affare.


Per tale motivo, Esposito lo fredda con tre colpi di pistola per poi scappare. Proprio in quel mentre Francesco entra nella villa, soffermandosi sul cadavere della vittima e venendo scoperto dal giardiniere, unica persona presente sulla scena del crimine. Viene quindi ritenuto erroneamente colpevole dell’omicidio di Ascalone e condannato in primo grado a quindici anni per omicidio preterintenzionale.


Rinchiuso nella prigione di Procida, Francesco subisce fin da subito le angherie del brigadiere Scarrafone, capo delle guardie carcerarie, ma al contempo riceve la solidarietà dei suoi compagni di cella, nonché di Pasqualino e Ciccio, due imbranati malviventi del suo quartiere dediti a piccoli furti e truffe. Dopo qualche tempo, Francesco riceve la visita di Assunta, sempre più debilitata: la madre gli rivela le speranze di un’assoluzione in appello, ma gli ricorda altresì che manca poco alla prima comunione di Fiorella, prevista per Pasqua.


Prima di venire arrestato, infatti, Francesco ha promesso alla figlia di cantarle l’Ave Maria. La bambina ovviamente non ha saputo la verità dalla nonna, la quale anzi le ha detto che il padre è partito per un lungo viaggio. Alcuni giorni dopo, Nicola Esposito viene tradotto a Procida. Il boss, rispettato e temuto anche dalle stesse guardie, sa della presunta colpevolezza di Francesco dell’omicidio da lui stesso commesso, e cerca di fare amicizia con lui, ricevendone tuttavia un’accoglienza sdegnata e, a detta dei suoi accoliti, irrispettosa.


Durante la susseguente ora d’aria, Francesco, rimasto da solo in cella, intona a viva voce una canzone dedicata alla madre. La sua performance viene salutata con un’ovazione dagli altri detenuti, ma suscita l’ira di Scarrafone, in quanto cantare in carcere è proibito. Francesco reagisce rifilando uno schiaffo al brigadiere, il quale lo punisce con la reclusione in cella di rigore. Cinque giorni prima di Pasqua, Pasqualino e Ciccio gli riferiscono che Lucia ha provveduto al vestito da cerimonia per Fiorella e che ormai manca poco al solenne evento. Smanioso di volervi essere presente, Francesco protesta vivamente chiedendo di uscire.


Recepita quell’impellente necessità, Esposito decide di sfruttarla per attuare il suo diabolico piano: uccidere Francesco, in modo da lavare l’offesa precedente ed eliminare un elemento scomodo riguardo la morte di Ascalone. Il boss comanda che esca dalla cella, e fingendosi amichevole nei suoi confronti lo convince a fuggire la vigilia di Pasqua, giorno in cui metà delle guardie sarà in ferie mentre le altre dovranno sorvegliare i detenuti durante lo spettacolo teatrale di Pasqualino e Ciccio.


Questi ultimi però sospettano che le intenzioni di Esposito siano ben altre, e difatti riescono a svelare l’ordine dato a Scarrafone di assassinare Francesco durante l’evasione, il tutto in cambio di gioielli appartenenti a Lucia e trafugati da Villa Ascalone dopo l’omicidio. D’accordo con i suoi sodali, Francesco organizza la sua contromossa: a Pasqualino e Ciccio toccherà creare il caos nel teatro, in modo da tenere impegnati i pochi agenti presenti, lui ingannerà Esposito facendolo uscire per primo ed esponendolo così al fuoco delle guardie, e infine un pescatore, amico dei due compari, lo porterà in barca fuori dall’isola.


Il piano viene attuato alla perfezione: Esposito viene spinto da Francesco nell’androne d’ingresso della prigione e finisce crivellato di colpi, in fin di vita. Prima di evadere, tuttavia, il fuggitivo viene riconosciuto da Scarrafone che lo colpisce, ferendolo alla spalla, senza comunque impedirne la fuga. Tornato sulla terraferma, Francesco trova Assunta inferma a letto, raccontandole di essere stato liberato. Salvata la madre appena in tempo e malgrado sia sanguinante, riesce a recarsi in chiesa e a esaudire il desiderio di Fiorella, cantandole l’Ave Maria.


Presente alla cerimonia c’è anche Lucia, impetrando alla Madonna la grazia di poter tornare con la sua famiglia. Riconosciuta la sua buona fede, Francesco decide di perdonare la moglie, e insieme i due riabbracciano la figlia. All’uscita dalla chiesa vi è il commissario di polizia.


Francesco crede di dover tornare in galera, il dirigente invece è giunto per rivelargli la sua innocenza: in punto di morte Esposito ha infatti confessato a Pasqualino e Ciccio di aver ucciso Ascalone. La famiglia Improta può così felicemente ricongiungersi.



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