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05/11/2018, 15:17

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MORTE-DI-UN-MATEMATICO-NAPOLETANO-di-Mario-Martone-é-su-Rai-Play
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 Nella sezione "Club" del canale telematico Rai Cinema Channel é disponibile in visione gratuita l’esordio alla regia di Mario Martone



Nel 1991, con il sostegno dell’articolo 28, Teatri Uniti produce il primo lungometraggio di Mario Martone, "Morte di un matematico napoletano" (disponibile in visione gratuita su Rai Play).

Scritto dal regista con Fabrizia Ramondino il film é un esordio di tale spessore che secondo il celebre dizionario Morandini andrebbe collocato "accanto alle opere prime di Visconti, Antonioni, Bellocchio e Bertolucci".


Vincitore di due David di Donatello (Martone regista esordiente, David Speciale a Carlo Cecchi), un Nastro d’Argento (Martone miglior regista esordiente) e del Leone d’Argento per il Gran Premio della Giuria alla Mostra di Venezia, "Morte di un matematico napoletano" vede come protagonista Carlo Cecchi che interpreta magistralmente il professor Renato Caccioppoli, e con lui un cast pregevole composto dalla quasi totalità della compagnia di Teatri Uniti e non solo: Renato Carpentieri, Licia Maglietta, Anna Bonaiuto, Toni Servillo, Antonio Neiwiller, Roberto De Francesco, Andrea Renzi, Lucio Amelio, Vincenzo Salemme, Antonino Iuorio tra gli altri.

Direttore della fotografia Luca Bigazzi; al montaggio Jacopo Quadri; scenografia di Giancarlo Muselli e suono di Hubert Nijhuis.


TRAMA

Il 1° maggio del 1959, nella sala d’aspetto di terza classe della stazione di Roma, un uomo ubriaco viene fermato dalla polizia per un controllo dei documenti: é Renato Caccioppoli, professore di matematica all’Università di Napoli e insolito intellettuale. Il mattino seguente un commissario avverte telefonicamente il fratello maggiore del professore, Luigi, giudice e presidente di tribunale, appena tornato a Napoli dal viaggio di nozze con la moglie Emilia.


Fra le lezioni all’università, esami che lo annoiano, lunghe passeggiate di notte per i vicoli di Napoli, incontri con amici e con estranei, e con la ex moglie Anna, discussioni sul cinema e serate all’opera, Renato trascorre gli ultimi giorni della sua vita. Va anche a salutare in una casa di cura la vecchia zia inferma, figlia dell’anarchico russo Michael Bakunin. Tornato dalla visita, va a ritirare una pistola da una cassetta di sicurezza. Lo trova morto la domestica il mattino dell’8 maggio.


Al cimitero, per il funerale, ci sono professori, studenti e politici, e si tengono discorsi ufficiali e retorici. Don Simplicio, l’assistente di Renato, ha ottenuto per lui dalla curia il permesso per i funerali religiosi, e il matematico viene sepolto nella cappella di famiglia. Passati i ricordi e la retorica, il marchese proprietario del palazzo in cui Renato viveva conclude il film con una nota di pragmatismo: sarà necessario ristrutturare completamente l’appartamento per seppellire il ricordo di un suicidio lì avvenuto.





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