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05/06/2018, 14:32

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CAINA-di-Stefano-Amatucci---orrore-e-disumanità-in-futuro-distopico-quanto-mai-attuale


 Dopo il successo in USA, Francia, Inghilterra e Spagna approda anche in Italia l’opera prima di Stefano Amatucci che, dopo anni di fiction, firma un’opera coraggiosa e inusuale



Dopo l’importante successo internazionale di critica e pubblico - Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Spagna, Australia, Argentina, Uruguay, Estonia, Portogallo - approda nelle sale italiane Caina, esordio cinematografico per Stefano Amatucci che, dopo una lunga esperienza come regista televisivo (Un posto al sole e La squadra), firma un lavoro estremo e coraggioso sul delicato tema dell’immigrazione selvaggia, degli interessi connessi e dell’inevitabile razzismo.


In un presente visionario e distopico, sulle spiagge di un generico Mediterraneo, si consuma la vicenda di Caina, di mestiere trovacadaveri, e il suo rapporto vittima-carnefice con il magrebino Nahiri, al centro di una vera e propria guerra di civiltà. Protagonisti di questo lungometraggio una eccezionale, quasi demoniaca, Luisa Amatucci nei panni di Caina; un tenero e, per certi versi, fragile Helmi Dridi nei panni di Nahiri; il realistico Gabriele Saurio nei panni del cinico Taurul.


Un’impagabile Isa Danieli, interprete della cinica Signora Ziviello. La sceneggiatura é firmata dallo stesso Stefano Amatucci con Davide Morganti, autore dell’omonimo romanzo (Ediz. Fandango Libri) che ha ispirato il film.


"L’idea del film - racconta Stefano Amatucci - nacque nel 2009, la sceneggiatura nel 2010. Una notizia di cronaca mi colpì molto: la preoccupazione di un sindaco per gli sbarchi che avrebbero rovinato la stagione estiva. Nessuna percezione della tragedia umana.


All’epoca,  l’immigrazione non era un argomento che interessava particolarmente l’opinione pubblica e i media. Io cominciai ad approfondirlo e in breve tempo mi si è aperto un mondo: l’Italia e l’Europa erano sedute su un serbatoio esplosivo e non bisognava essere particolarmente geniali per intuirlo. Poi lessi Caina di Davide Morganti, mi folgorò soprattutto la protagonista del romanzo: la vedevo esistere realmente, intorno a me, per strada, nei negozi, in tv, sui social.


Caina, purtroppo, esisteva ed esiste, eccome se esiste! Probabilmente sentivo in cuor mio l’esigenza potente, dopo anni di televisione e di televisione commerciale, di dedicare uno spazio della mia vita e della mia creatività ad una riflessione profonda e radicale, senza preconcetti né timori. Con Morganti abbiamo quindi scritto uno spin-off ispirandoci alla sua protagonista: facendole vivere una storia, si tragica, ma calata in una realtà distopica, visionaria, allucinata.


Una storia che racchiude le angosce dell’uomo comune e la sua ordinaria follia. L’emigrazione, il razzismo e la xenofobia sono diventati una delle malattie, del nostro tempo. Tempo in cui, si stanno rialzando frontiere ancora più invalicabili e incomunicabili."


LA TRAMA

La protagonista in passato era una killer su commissione, uccideva con freddezza e agiva con disprezzo, era specializzata nell’ammazzare gli extracomunitari, perché il suo è un animo xenofobo, violento e con un odio viscerale per tutto ciò che non appartiene alla sua lingua, alla sua razza e soprattutto alla sua religione: incarna infatti i luoghi comuni e le paure di chi ha una rozza visione dell’Islam.


Ora Lei passa le sue notti in spiaggia dove fa un mestiere particolare, la "trovacadaveri": il suo compito è quello di raccogliere tutti i corpi annegati degli extracomunitari che dall’Africa cercano di arrivare in Italia e che il mare riversa sulla riva. Lei sente i morti parlare, avere paura, lamentarsi, ne ascolta le sofferenze, le angosce, le delusioni. I cadaveri arenati vengono smaltiti sciogliendoli nel cemento in un centro di smaltimento statale.


Lei guadagna 15 al lordo, su ogni annegato. Nahiri, tunisino, anche lui fa il "trovacadaveri", ma è abusivo. Insieme ad un gruppo di immigrati irregolari, per sopravvivere, vanno in giro rubando dalle rive i cadaveri degli immigrati, vendendoli sottobanco al centro di smaltimento grazie alla connivenza della sua dirigente, l’anziana signora Ziviello, che opera nel malaffare. La merce è difficile da recuperare, così gli abusivi decidono di annegare a mare quelli che arrivano vivi.


Nahiri non ci sta e abbandona il gruppooffrendosi di lavorare per Lei sottomettendosi a essa. Si scrutano diffidenti, si annusano come belve. Si scatena tra i due una guerra di civiltà. Ambedue vivono, però, con la costante paura di essere derubati dagli altri abusivi extracomunitari


LA NASCITA DEL PROGETTO - la produzione

La questione dell’immigrazione è diventata, in Occidente, una delle malattie del nostro tempo, una minaccia che provoca avversione, rabbia, timore; qualcosa da cui difendersi e non da curare secondo le idee illuministiche e progressiste a cui dovremmo essere stati educati. E’ un paradosso, ma l’odio pare essersi trasformato in una forma di superiorità culturale che cerchiamo di imporre a giustificazione di ogni atto, quasi fosse una delle punte più avanzate della nostra civiltà.


L’attacco alle Torri Gemelle, il sedicente Stato Islamico e i successivi attacchi terroristici in Europa e nel mondo, hanno consegnato all’Occidente una lettura distorta dell’Islam, fomentando un vero e proprio tzunami di pregiudizi razzisti e xenofobi. L’insieme di tutto questo è esplosivo e pericoloso. Così come pericoloso, inaccettabile e vergognoso è il business che si consuma dietro l’epocale tragedia dell’immigrazione. Su quest’odio misto a paura e sui guadagni illeciti fatti sulla pelle dei rifugiati è stata tratta una storia, visionaria e palpitante.


La xenofobia e il razzismo sono raccontati attraverso lo sguardo, la mente di chi ne incarna i pregiudizi, i luoghi comuni, le parole, soprattutto le parole, che spesso sono un’arma tagliente e mortale. Infatti la protagonista parlerà, a chi le sta di fronte, sempre in maniera apodittica, sentenziosa, mai per dialogare, ma solo per affermare continuamente, anche ripetendosi con ossessione, la supremazia di un pensiero fondato sull’affermazione netta della rabbia e non sul contraddittorio. La protagonista è una specie di sacerdotessa della morte, che diffonde la sua omelia in mezzo a cadaveri, fantasmi che talvolta le rispondono.


Il personaggio della signora Ziviello, dirigente del centro di smaltimento statale, è un Eichmann al femminile, ma ancora più mediocre, una donna che rende, attraverso la burocrazia, ordinario anche l’orrore, l’incredibile, la disperazione di chi muore. Caina narra la ferocia al femminile, territorio oscuro e "affascinante". Per preservare la sceneggiatura da ogni deriva populistica abbiamo spinto il risaputo sulle sponde della metafora immergendo la storia in una realtà distopica, surreale e allucinata.




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